Amici de “IL GRANDE GRUPPO DEGLI SCRITTORI E DEI LETTORI”, buonasera a voi tutti.
Ho letto con piacere il libro “Via Tacito. I racconti del calzolaio” di Claudio Scarpino e volentieri pubblico la recensione (mi scuso con l’autore per averla annunciata alcune settimane fa e la pubblico solo adesso).
Inizio con la sinossi del libro: “Una strana rapina in una oreficeria del quartiere Prati: nessuno sa cosa hanno rubato. Il calzolaio Pietro Russo e il suo amico poliziotto Antonio Cosentino si confrontano nei loro incontri serali e riescono a capire cosa ruota intorno alla famiglia degli orefici. Nonostante l’aiuto fondamentale dell’agente Valentina Rinaldi però stavolta nessuno scoprirà l’assassino…”.
il primo pensiero che mi è venuto alla fine della lettura è stato che, seppur dichiarato come frutto della fantasia, senza riferimento a fatti e persone realmente esistenti, nel modo simpatico e dettagliato con cui l’autore descrive i vari personaggi e i luoghi, si nota visibilmente una reale partecipazione, una descrizione vissuta (ovviamente escludendo gli estremismi inventati tra fatto e persone, che rendono tutto un bel giallo da gustare dalla prima all’ultima pagina).
Magari mi farò svelare dall’autore se la mia sensazione si possa considerare giusta, cioè riuscire a trasformare personaggi reali in protagonisti del giallo (fantasticandoci su), in zone romane da lui perfettamente conosciute, tanto da poterne dettagliare anche i più piccoli angoli di strada.
Quelli di Claudio Scarpino sono personaggi popolari, semplici non complicati, senza vite intrigate più di tanto.
Una trama che si lascia leggere tutto d’un fiato, 174 pagine in un piacevolissimo formato tascabile (che consiglio e spero che l’autore abbia scelto anche per gli altri suoi libri, per una omogenea continuità della serie).
E se la sinossi già ben illumina la trama, consiglio agli appassionati dei libri gialli di acquistarlo perché ha il timbro del giallo DOC (un percorso che sembra far delineare chi è l’assassino e poi nel finale ecco una svolta che sconvolge ogni probabile previsione o intuizione del lettore).
Un romanzo che cattura l’attenzione dei lettori, sia nell’indagine investigativa iniziale, sia nel delineare il movente con l’immancabile alibi.
Sono convinto che attirerà anche chi poco legge i romanzi gialli, perchè lo Scarpino non ha mai commesso l’errore di allargare il classico “brodo” in inutili dettagli e noiose descrizioni, usando la giusta sintesi, anche quando descrive l’indagine che si svolge, inserendo gli ingredienti necessari: suspense, intrighi, curiosità, sospetti, colpo di scena e un gran finale a sorpresa.
Un romanzo che cattura l’attenzione dei lettori, sia nell’indagine investigativa iniziale, sia nel delineare il movente con l’immancabile alibi.
Sono convinto che attirerà anche chi poco legge i romanzi gialli, perchè lo Scarpino non ha mai commesso l’errore di allargare il classico “brodo” in inutili dettagli e noiose descrizioni, usando la giusta sintesi, anche quando descrive l’indagine che si svolge, inserendo gli ingredienti necessari: suspense, intrighi, curiosità, sospetti, colpo di scena e un gran finale a sorpresa.
In “Via Tacito” lo stesso autore sembra un aiutante collaboratore dei suoi personaggi, di Pietro Russo (il calzolaio), di Antonio Cosentino (il poliziotto) e di Valentina Rinaldi (agente), perché riporta data e orario di ogni passo descritto.
Complimenti a Claudio Scarpino, mi ha donato ore di intrigante e piacevole lettura, sono certissimo che piaceranno anche i suoi successivi libri se utilizzerà la stessa semplicità di scrittura e le stesse minuziose descrizioni dei personaggi e dei luoghi protagonisti.
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